domenica 23 ottobre 2005

Un tutto armonico. E' in qudro del genere che andrei a inserire tutti i rapporti sociali che mi girano intorno. Ma ciò funziona solo da un un unico punto di vista, centrato su di me. Appena cambio punto di osservazione le cose non combaciano più come prima. E' una specie di labirinto degli specchi. Sono venuto su credendo in quegli ideali che l'adolescenza mi aveva fatto conoscere ed apprezzare. In quel periodo si crea una cerchia di gente che sta insieme perchè "noi siamo noi, non siamo come gli altri" stando giù ad elencare milioni di motivi per i quali noi saremmo stati noi e gli altri...altri. Ed erano tutta una serie di belle argomentazioni, dal non essere posti continuamente in giudizio, all' essere apprezzati per come si è e non per come si appare, da una situazione di continua empatia, alla sensazione di essere l'ultimo baluardo resistente in un mondo all'assalto delle nostre vite alla ricerca di un'omologazione alla quale mai, nemmeno sotto tortura, avremmo ceduto. Tutto questo senza sapere, vista l'ingenuità dell'età, che anche questo era omologazione, ma questo è un altro discorso. Parlo della "micro-cultura di gruppo" in cui ho svilluppato grossa parte della mia persona. L'adolescienza è rivoluzione, è risaputo, è come ogni rivoluzione che si rispetti si basa su degli ideali forti. Ecco, quì viene il punto: è vero che il mondo, il tempo, la vita, gli eventi, ci fanno disilludere, ci deludono, distruggono i nostri sogni di gloria, ci fanno incazzare, e ci fanno addirittura cambiare punto di vista sulle cose. Però però...che fine hanno fatto quegli ideali? non mi riferisco a ideali di grande portata, parlo piuttosto di quel modo di vivere con e tra la gente che si aveva allora. Penso che sia rimasto l'unico a crederci ancora. Ma di ciò vado veramente orgoglioso. Mi dispice vedere la gente che conosco perdere quella concezione edonistica della vita che la animava fino a qualche anno fa. Sostanzialmente durante la nostra vita dovremmo adoperarci per essere il più possibile felici. Non è difficile capire questa cosa. E ciò non significa essere un branco di ebeti con la paralisi facciale a sorriso, ne ignorare i mali della vita, ne essere superficiali, ne nulla di tutto ciò, Significa soltanto tendere alla felicità. Molti miei amici non sanno più essere felici. Lo ripeto, non voglio dire che bisogna ignorare i cazzi che ognuno ha...solo che cazzo la vita non è solo sopravvivere...è anche e soprattutto sforzo si, ma di vivere ! Troppa, troppa apatia, troppi scazzi inutili, troppe pugnette, troppa pigrizia, assenza quasi totale di iniziativa, chiusura in cerchi sempre più ristretti di gente e sempre più chiusi. Una volta bastava una bottiglia di vino ed un prato. Per me quella stagione non è mai finita potenzialmente. Sono sempre stato una specie di calamita. Solo che ora non c'è ferro intorno a me.

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