martedì 2 dicembre 2008
Ogni tanto rileggo i miei vecchi post. Ogni volta, trovandomi in fasi della vita e stati d'animo diversi, colgo quelle parole sotto una luce diversa. A volte, con la mente lucida e un pizzico di tranquillità interiore, trovo quasi "peccaminosa" (passatemi il termine forse non prorpio adattissimo) l'esagerazione negativa che vi trovo. Sostanzialmente mi trovo ad affrontare problemi interni, questioni di personalità, del modo mio di essere o di rapportarsi con la gente. Ma sono appunto problemi interni. A bocce ferme non mi sento poi così in diritto di lamentarmi tanto in quanto, per quanto riguarda i fattori esterni, dovrei ritenermi più fortunato. Sto leggendo proprio in questi giorni, in seguito al compito assegnatoci dal proff di Storia all'università, un diario di un internato militare italiano in germania durante la guerra. Aveva circa la mia età. Ciò ha risollevato un interrogativo che qualche volta già mi sono posto. Come mi troverei io in situazioni limite? Una guerra, una crisi globale, un rapimento, o in una di quelle situazioni in cui non hai più il muro di certezze intorno, la famiglia, la stabilità economica, dei valori personali si ma abbastanza ben delimitati. Quando crolla tutto, e rimani solo te, il tuo spirito di sopravvivenza, il tuo spirito pratico, quando conta la tua capacità di ricostruire dalle macerie il tuo mondo vitale e le tue linee di oritnamento. Quali sarebbero le priorità e come reggerebbe il mio sistema psicolgico e valoriale a tutto ciò? Non lo so. A volte mi chiedo se (spero ovviamente di no) nel mio intervallo di vita arriverà un momento simile. Qualche stravolgimento pesante come quelli che diverse generazioni si sono trovate ad affrontare, ora come nel passato, in vari luoghi e momenti della storia del mondo. E cosa ne sarebbe di me.
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