martedì 29 settembre 2009
venerdì 11 settembre 2009
domenica 26 luglio 2009
domenica 12 luglio 2009
martedì 26 maggio 2009
Quando sento parlare di Marx mi nasce sempre un senso di pesantezza. Però c'è una cosa credo sia verissima: sono le modalità di produzione creano la sovrastruttura ideologica (leggi "cultura"). Il capitalismo è cambiato. Ma ad un suo cambiamento è corrisposto un cambiamento delle forme di vita e di pensiero del tutto coerente col suo cambiamento. Vi sono tratti caratteristici che si trovano in entrambi i campi: non si punta più alla proprità di un bene quanto al procurasi da un oggetto determinate funzioni, i legami di lavoro come relazionali in genere diventano flessibili, sostituibili in breve tempo, si punta al subito, all'adesso, al presente, all'effetto e alla sensazione immediata. Ognuno è responsabile della gestione creativa della propria soggettività, sia essa un'impresa, che i propri progeti di vita. Ogni cosa deve cercare il massimo dell'attratività per essere venduta, per avere successo: la pubblicità e il marketing diventano il modello di tutto, anche della contruzione della propria interiorità. Siamo diventati noi stessi prodotti che dobbiamo abbellire e mettere in vendita, dobbiamo "farci da soli", trovare la propria strategia di sopravvivenza e successo, in autonomia. L'apparenza e la cultura dell'immagine e della sensazione sono diventati punti centrali del nostro agire. L'elenco può proseguire all'infinito, ma questa correlazione così stretta non può essere casuale. Spiegare come e perchè è un altro discorso, qui le opinioni in proposito possono essere diverse. Però questo è lo spirito della nostra era e, uscendo da discorsi astratti, è una cosa che sento prepotentemente intorno a me, al mio vivere quitidiano, lo respiro nell'aria. Ci sono dentro anche io ma per adesso nuoto vicino alla riva. Non so se è perchè questo cambiamento ha attraversato la mia generazione in particolare che qualcosa mi stona, magari chi è già un pò più giovane di me vive queste cose in modo più naturale. O forse sono rimasugli antirazionali e pseudo-idealistici che mi fanno chiedere dove sia finito quell'omunculus interno che altro non è che la nostra profonda interiorità, il nocciolo duro di noi stessi, spinto e soffocato sempre più all'interno da rischiare l'implosione. E' probabilissimo che non esista e non sia mai esistito. E' un ipotesi da non scartare, anzi è molto convincente. Però forse sono intellettualmente masochista, o sto tentando l'ultima forma inutile e ancora irrazionale di resistenza. In inghilterrra usano un espressione molto pregnante: flogging a dead horse, sto frustando un cavallo morto. Non fa una piega.
martedì 28 aprile 2009
giovedì 23 aprile 2009
sabato 10 gennaio 2009
7.30, serrande chiuse e lampada accesa. Fuori è già giorno, ma mi ostino a mantenere un ambiente notturno nella stanza. Perchè non ho ancora preso sonno. E come al solito quando non dormo, penso e ripenso come uno scemo. A momenti passati, a ipotesi di momenti futuri. Cose così. Niente di nuovo all'orizzonte.
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